La profondità e l’ampiezza della cultura del Libano

Libano: “la terra dei Fenici”; ecco cosa mi viene subito in mente pensando a questo piccolo Stato mediorientale affacciato sul mar Mediterraneo. Alle radici del Libano c’è il mitico popolo di navigatori che è stato protagonista degli albori dell’umanità. Simbolo del paese è proprio il cedro del Libano, albero col cui legno i Fenici costruivano le loro imbarcazioni e che, in quanto emblema di immortalità e fermezza, è stato scelto come elemento centrale della bandiera nazionale.

Nel suo retroterra culturale, il Libano vanta retaggi risalenti anche alle altre epoche chiave della sua storia: quella ellenistica, romana, bizantina, araba, ottomana e francese. Ecco alcuni esempi visibili di questo multiculturalismo storico: le millenarie città fenicie di Biblo, Tiro e Sidone, i resti dei templi romani del sito archeologico di Baalbek, il complesso architettonico di epoca omayyade della cittadina di Anjar…E poi c’è la capitale Beirut, ricca di chiese e moschee, soprannominata “la Parigi del medioriente” per via dell’eleganza di alcuni suoi locali ed edifici, nonché dei divertimenti notturni e del ruolo di centro culturale ed accademico. Una Parigi che si affaccia sul mare con la sua Corniche costellata di palme e su cui si passeggia abbracciando con lo sguardo le acque del Mediterraneo e le vette innevate dei monti. E proprio come a Parigi, a Beirut si può parlare francese, seconda lingua nazionale dopo l’arabo.

Chiare influenze francesi sono presenti anche nella cucina libanese, che unisce raffinatezza nella scelta di spezie ed ingredienti, vedi l’utilizzo del succo di limone, a ricette e sapori di origine araba e turca, come nel caso delle rinomate meze (caratteristici antipasti). E non dimentichiamo il vino, la cui produzione avviene nella valle della Bekaa ed iniziò proprio con l’introduzione della vite da parte dei Fenici, per essere poi stimolata ulteriormente dai francesi durante il loro periodo di occupazione.

Sulla base di questa profondità storica della cultura libanese, la società attuale è contraddistinta dall’ampiezza fornita da ben diciotto comunità religiose ufficiali, ognuna con specifiche identità e tradizioni. Le più importanti sono quella musulmana (circa il 60% della popolazione, divisa in particolar modo tra sunniti e sciiti) e quella cristiana (circa il 40%, prevalentemente maroniti). Nonostante i contrasti culminati con lo scoppio della guerra civile nel 1975, con il “Patto Nazionale” del 1943 l’ordinamento politico basato sul confessionalismo prevede che le cariche e il potere siano equamente spartiti tra i gruppi religiosi più rappresentati.

L’ideale sarebbe ovviamente quello di non catalogare le persone in base al loro credo, in modo da evitare la formazione di comunità nettamente distinte per confessione. Ma sino a quando l’appartenenza religiosa rimarrà in Libano un fattore importante di distinzione dei gruppi sociali interni, piuttosto che coltivare le tensioni che portano a scontri, è meglio sicuramente la ricerca di intese e compromessi sulla base della tolleranza, al fine di una convivenza pacifica e produttiva per il benessere del comune paese.

Vorrei chiudere questa breve presentazione della cultura libanese con dei versi del famoso poeta, filosofo e pittore locale Khalil Gibran:

I am forever walking upon these shores,
betwixt the sand and the foam,
the high tide will erase my foot-prints,
and the wind will blow away the foam.
But the sea and the shore will remain
forever.

(Sand and Foam, 1926)

Per sempre camminerò per questi lidi,
tra la sabbia e la schiuma,
l’alta marea cancellerà le mie impronte,
e il vento soffierà via la schiuma.
Ma il mare e la spiaggia dureranno
per sempre.

(Sabbia e schiuma, 1926)

E’ proprio bello pensare che le rive e il mare che bagna il Libano, così come tutte le sue bellezze naturali, sono rimasti e rimarranno per sempre a far da teatro alle vicende umane di cui sono testimoni, dai gloriosi tempi dei Fenici all’odierna società multietnica risorgente dalle guerre.

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